Il canto di Memnone

Molto tempo fa le lettere danzavano. Poi le presi e le infilai una accanto all'altra, come perline lungo un filo.
E per riconoscenza loro mi offrirono magie e viaggi nel tempo e nuove vite da vivere... e non chiesero mai nulla in cambio...
domenica, 21 settembre 2008

Alla luce di una lampada in tessuto...

Sei bello mentre leggi alla luce leggera che sta appoggiata sul comodino.

La finestra socchiusa, le tende color glicine che oscillano appena, il suono cupo di qualche uccello notturno, là fuori.

Ti osservo, non vista.

Il libro appoggiato sul petto, gli occhi che seguono le parole, le labbra che le bisbigliano, in un suono impercettibile, mentre la storia si dipana nella tua mente.

"Ho sonno" mi dici dopo un po'.

Ti bacio sulla fronte, infilo un segnalibro tra le pagine, ti sistemo le lenzuola sul petto e spengo la luce.

Mi piace questa abitudine che hai. Queste pagine che ti accompagnano da Morfeo, ogni sera.

Mi fa pensare che ti ho trasmesso più di qualcosa, nei 9 mesi che ti ho tenuto dentro me, così vicino al cuore che forse solo tu sai davvero quello che contiene, nel profondo...

Buonanotte, amore.

postato da: MairaNemesis alle ore 20:28 | link | commenti (1) | commenti (1)
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domenica, 21 settembre 2008

“Essere un corvo e sembrare un cigno,

vedere tutta la verità e non possederne nessuna,

sembrare un santo in ogni azione,

ed essere invece un diavolo nel cuore,

dimostrare che il nero è bianco, in realtà,

e coprire il falso con il vero;

ed essere una menzogna vivente, in breve:

questa è la vita degli uomini a corte.”

 


Antico detto italiano citato da FRANCESCO PANICO

nelle sue “Poetiche dicerie” (1643)

 


Una piaga che affligge molti, anche a tutt'oggi, senza bisogno di corti.

Diffusa in specie tra 'bovini e ovini' dello zodiaco...

postato da: MairaNemesis alle ore 14:41 | link | commenti | commenti
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domenica, 21 settembre 2008

Ode a Mercurio

Impaziente e inquieta

la Regina del Tutto-e-Subito,

chi se non tu, Mercurio, mio dio?

E se avessi una tua immagine,

di bronzo,

che brillasse come argento,

luminosa come specchio,

venerata sarebbe ogni giorno

appena fossi sveglia

e appena prima di dormire.

E con l'acqua limpida

raccolta in un ruscello saltellante

alla sera, come al mattino,

farei quella croce che tu chiedi

inginocchiata sulla sacra terra

e con precisione direi

Acqua corrente

E vento furente,

Avanti la statua di Mercurio

Mi inginocchio, perche Mercurio

è il mio idole, Mercurio!

è il mio dio;

Acqua corrente,

E vento furente,

Infuriate Mercurio

A farmi questa grazia!

E ancora

Mercurio, Mercurio!

Tu che siei il mio Dio!

Fammi questa grazia

Che io ti chiedo,

Se questa grazia a me concedi

Tre cose fammi vedere;

tuono, lampo e vento infuriato!

E l'acqua coprirei

perchè nessuno la profani

col proprio passo,

affinchè tu non volga altrove

il tuo sguardo.

 

...(ispirata da Leland...)

postato da: MairaNemesis alle ore 14:40 | link | commenti | commenti
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sabato, 20 settembre 2008

Dei luoghi della lettura

A seguito di un'amabile chiacchierata tra amiche (eccelse amiche direi), sedute 'alla francese' (grazie Saretta) intorno a un tondo tavolo giapponese, di legno scuro, su cui riposavano un cestello ricolmo di ghiaccio e bollicine, piccoli asciugamani tiepidi, lasciati per 2/3 intoccati, e infernali bacchette da tunnel-carpale-assicurato, è venuta fuori la mia metodica di lettura 'in tandem'.

Il senso è che leggo parecchio ma, avendo poco tempo per farlo, finisco per leggere volumi differenti e sovrapposti. Cosa che Sara trovava complicata. Ma alla fine io mi sono fatta una metodica di lettura precisa, affrontando testi talmente diversi tra loro per stile o argomento o 'coinvolgimento' che al momento la gestione appare abbastanza sopportabile.

Ci sono:

- la lettura 'da bagno'. Eh sì, sarà poco fine, ma dovendo ottimizzare i tempi, ed essendo per carattere poco incline all'otium, approfitto (ma come credo molti) della lettura 'da tavoletta' (e non è cuneiforme...). In genere si tratta di libri leggeri oppure di racconti o di qualcosa che comunque mi coinvolge poco, altrimenti rischio di passare nella stanza più tempo del richiesto, con tutte le conseguenze di salute e manage che ne conseguono...

- la lettura orizzontale vale a dire quella a letto. E' la preferita. Anche se al momento attuale non dispongo di adeguato sostegno per schiena-spalle-testa, e quindi finisco per non rendere come vorrei. Luce soffusa, comodino capiente su cui aspettano in bella posa i libri che devono ancora essere affrontati e riposano una matita, qualche foglietto per appunti, segnalibri sparsi, di varia foggia. Il piacere della lettura, prima di chiudere gli occhi su un giorno che va termnando, è unico.

- la lettura itinerante, in salotto, seduta provvisoriamente su una poltrona o su un tavolino, al mio secretaire nuovo nuovo (e bello bello), appoggiata al tavolo, mentre mescolo il risotto, sulla porta che dà sul giardino e in qualsiasi altro luogo mi giri per il capo (che non siano i due succitati). In genere è letteratura dedicata alla saggistica (munita allora di righello e matita rigorosamente temperata fino a punta acuminata) o di narrativa di tale coinvolgimento che devo finire di divorarla quanto prima.

- la lettura dell'attesa: è il libro in borsa, buono per le attese in macchina, di qualsiasi natura siano, nella sala d'aspetto del dottore, un tempo sui mezzi pubblici (che ora non uso praticamente più...). Anche questa ha un sapore unico: quello del piacere rubato alla noia, al nulla-da-fare, del tempo strappato al nulla e trasformato in viaggio.

postato da: MairaNemesis alle ore 10:11 | link | commenti | commenti
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martedì, 16 settembre 2008

Libreria

Ho finalmente ultimato la risistemazione (comunque ancora provvisoria come locazione, in attesa di una bella libreria etnica da posizionare lungo la parete del salotto, alta, lunga, ricca di ripiani, magari ad altezze diversificate...) e la catalogazione della mia libreria. Per ora del solo settore narrativa.

Il totale dei libri posseduti è 313.

Un po' di statistica:

- L'autore più presente, con 20 volumi, è Stephen King. Non mi fa onore, ma è eredità del periodo adolescenziale (e comunque potremmo aprire ampia parentesi sui messaggi positivi, nascosti o meno, presenti nei libri di King, a partire dall'importanza dell'amicizia e di quel luogo meraviglioso che è l'adolescenza)

- Segue Jack Kerouac con 7 volumi (anche lui un po' strascico dell'adolescenza, ma sempre degno) e Cesare Pavese (amato e fortemente compianto) con 6, a pari merito con Allende e McEwan, stacca di poco Kundera (5 volumi)

- I libri "dell'anima" sono attualmente 2: Angeli di desolazione e La città e la metropoli (entrambi di Kerouac)

- Le scoperte folgoranti della mia vita di lettrice, con le quali ho incontrato per la prima volta scrittori magistrali, sono state:

  • Un amore di Swann di M. Proust (prima o poi riuscirò a mettermici e a leggere TUTTA La Recherce)
  • Viaggio al termine della notte di L. F. Cèline
  • Delitto e castigo di F. Dostoevskij
  • Soffocare di C. Palahniuk
  • Il paese delle pazze risate di J. Carroll (che non è quello di Alice, si intenda!)
  • Lamento di Portnoy di P. Roth

- Gli 'indimenticabili' viaggi della mia vita letteraria sono stati:

  • Ulisse di J. Joyce
  • Angeli di desolazione di J. Kerouac
  • Delitto e castigo di F. Dostoevskij
  • Oceano mare di A. Baricco
  • L'isola di Arturo di E. Morante
  • Le vergini suicide di J. Eugenides
  • Cent'anni di solitudine di G. G. Marquez
  • Il viaggiatore di S. Dagerman
postato da: MairaNemesis alle ore 11:08 | link | commenti (1) | commenti (1)
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martedì, 16 settembre 2008

Scrivere... quando?

Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è un punto di vista sulle cose.

(M. Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore)

 

Con i versi si fa ben poco, se li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe a scrivere dieci righe che fossero buone. […] E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per sé stessi non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza  nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

(R. M. Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge)

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martedì, 16 settembre 2008

L'importanza dei dettagli

Dio è nel dettaglio.

(G. Flaubert, da una lettera a Louise Colet)

 

Lo scrittore-artista, oltre a possedere il dono poetico, deve conoscere la realtà rappresentata fin nelle minime pieghe (sia sotto l’aspetto storico che sotto quello quotidiano).

(F. Dostoevskij, da una lettera a A. C. Alcevskaja)

 

Crusoe che indietreggia di fronte a un’orma (Emma che sorride sotto il suo parasole; Anna che legge le insegne dei negozi andando alla morte) sono momenti culminanti della leggenda, e ognuno se li è impressi per sempre nell’occhio della mente. Altre cose possiamo dimenticare […] ma queste scene che fanno epoca, imponendo a un racconto il marchio definitivo della verità (artistica) e colmando in un colpo solo la nostra capacità di godimento (artistico), le adottiamo nel grembo della nostra mente in maniera tale che né il tempo né le circostanze possono cancellarne o diminuirne l’impressione. Questa, dunque, è la parte suprema, plastica della letteratura: incarnare un personaggio, un pensiero o un’emozione in un atto che colpisca profondamente l’occhio della mente.

(R. L. Stevenson, A proposito del “romance”, in L’isola del romanzo)

 

Nel romanzo vige il motto non multa, sed multum. La densità si raggiunge non per giustapposizione di un’avventura all’altra, ma per dilatazione di ogni singola avventura, attraverso la dettagliata presenza dei suoi più minuscoli componenti.

(J. Ortega y Gasset, Sul romanzo)

 

“Ah” diceva mio nonno “non è tutto avere occhi, bisogna imparare a servirsene. Sai quello che faceva Flaubert quando Maupassant era piccolo? Lo metteva davanti a un albero e gli dava due ore per descriverlo”. Imparai dunque a vedere.

(J. P. Sartre, Le parole)

 

Non si deve imparare a scrivere ma a vedere. Scrivere è una conseguenza. […] Parte sempre da un’impressione. È impossibile che sia banale. […] Basta guardare come sono sostenuti anche i monologhi più incoerenti di Dostoevskij, che impressione di logica e di necessità lasciano.

(A.  De Saint-Exupéry, Lettere di giovinezza all’amica inventata)

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martedì, 16 settembre 2008

I legami di una storia

Rappresentare qualcosa significa: rappresentare le sue relazioni con cento altre cose; poiché obiettivamente non è possibile altro, poiché soltanto così si può rendere una cosa intelleggibile e sensibile […] così come soltanto mediante il confrontare e il connettere sorge anche la comprensione scientifica, così come sorge in generale l’umano comprendere.

(R. Musil, La conoscenza del poeta)

 

Forse è la capacità di ricevere scosse che fa di me una scrittrice. […] a ogni scossa nel mio caso segue immediatamente il desiderio di spiegarla. […] Questo forse il piacere più intenso che conosca. È l’ebbrezza che provo quando scrivendo mi sembra di scoprire i collegamenti precisi; di rendere vera una scena;  di dare coerenza a un personaggio.

( V. Woolf, Momenti di essere)

 

Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca di un’espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile.

(I.                 Calvino, Rapidità in Lezioni americane)

 

Le cose di tutti i giorni sono abbastanza belle e preziose perché se ne possano far scaturire scintille di poesia.

( R. Walser, Diario di un poeta)

 

A molti scrittori, per esempio Conrad, ha giovato il fatto di essersi formati in un mestiere assolutamente estraneo alla letteratura. Una simile esperienza fornisce materiale in abbondanza e, cosa ancor più importante, un punto di vista da cui osservare il mondo. Molto spesso la scrittura, oggigiorno, risente della mancanza di punti di vista, e anche della pure e semplice mancanza di materiale.

(F. S. Fitzgerald, da una lettera alla figlia France)

 

Se ci poniamo davanti all’universo privi di qualsiasi interesse concreto, non riusciremo a vedere un bel niente. […] Si dimentica troppo spesso l’umile ovvietà che per vedere bisogna guardare e che per guardare bisogna fissare, cioè prestare attenzione […] Non si fa attenzione a ciò che si vede, ma al contrario si vede bene solo ciò a cui si presta attenzione.

(J. Ortega y Gasset, Sul romanzo)

 

Credo che per produrre non si debba tanto ragionare. Ma si deve guardare molto e pensare a quello che s’è visto.

(Guy de Maupassant, Racconti)

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martedì, 16 settembre 2008

L'ispirazione

Quando non sai quel che fai e quel che fai è il meglio, quella è l’ispirazione.

(R. Bresson, Note sul cinematografo)

 

Tutto dipende dalla perfetta fusione tra passato e presente. L’ispirazione del genio aggiunge un terzo ingrediente: sono il passato e il presente e il futuro (il vostro libro) che si uniscono in un lampo improvviso.

(V. Nabokov, Lezioni di letteratura)

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lunedì, 01 settembre 2008

L'importanza della lettura per chi vuole scrivere

Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia con un pugno in testa, perché mai lo leggiamo? Perché ci renda felici? […] Mio Dio, saremmo felici lo stesso, anche senza libri, e i libri che rendono felici, quelli all’occorrenza potremmo scriverli da soli […] Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi. Di questo sono convinto.

(F. Kafka, da una lettera a Oskar Pollack)

 

È una cosa che provo talvolta quando scrivo. La penna che trova la traccia.

(V. Woolf, Momenti di essere)

 

Capire significa trasformarsi, significa oltrepassare se stessi.

 (J. P. Sartre, Critica della ragion dialettica)

 

Il fatto è che ciascuno, vecchio o giovane, deve trovare la sua propria strada nel mondo dei libri […] Chi legge soltanto per passatempo, per numerose e belle che siano le sue letture, le dimenticherà ben presto e si ritroverà povero come prima. Chi invece legge i libri come si stanno ad ascoltare gli amici, vedrà come essi gli sveleranno i loro tesori e diventeranno per lui un intimo possesso. Quello che egli legge non scivolerà via né andrà perduto, ma al contrario gli rimarrà e gli apparterrà, lo allieterà e lo consolerà come soltanto gli amici sanno fare.

(H. Hesse, Una biblioteca della letteratura universale)

 

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.

( C. Pavese, Il mestiere di vivere)

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